Spedizione gratuita, in Italia, con tutti gli ordini superiori a 30€*

Marco Bazzara parla dell’analisi olfattiva diretta e indiretta del caffè espresso

L’analisi sensoriale del caffè è l’analisi del percepito che abbiamo da una tazzina di caffè espresso. Ma cosa significa “analisi del percepito”? Vuol dire che occorre valutare quello che arriva a livello di cognizione e di emozione alle persone che bevono, in questo caso, la nera bevanda. Con l’analisi sensoriale valutiamo ciò che percepiamo e per farlo abbiamo bisogno dei nostri cinque sensi, immancabile, tra questi, l’olfatto. Ma cos’è nel dettaglio l’analisi olfattiva? Lo abbiamo chiesto a Marco Bazzara, Sensory project manager e Academy Director della Bazzara Academy. 

Quando parliamo di analisi olfattiva, il principale mezzo di trasmissione degli odori è il naso, grazie al quale, respirando, l’aria viene filtrata avviando il sistema di percezione che permetterà successivamente di elaborarli sotto forma di impulsi e di codificarli – afferma -. L’organo dell’olfatto è organizzato affinché si possano, appunto, percepire tutte le sfumature odorose derivanti sia per via olfattiva che retrolfattiva.  

Quando noi annusiamo una tazzina di caffè cercando di trovare le note che potenzialmente possono scaturire dall’effluvio della nostra bevanda, il naso viene messo in funzione attraverso l’inspirazione. La stessa cosa avviene anche quando, per via retrolfattiva, deglutiamo e, conseguentemente, espiriamo, ottenendo così un’evoluzione dei profumi ritrovati nella fase iniziale. Di fatto, durante l’espirazione, andiamo ad aggiungere all’olfazione anche la parte relativa al gusto, che amplierà le sfumature odorose. Risulta quindi difficile scindere le note olfattive derivanti da una prima inspirazione da quelle successive alla deglutizione.  

I due canali dipendono da queste dinamiche anche per quanto riguarda la percezione degli aromi, perché senza l’uso del naso non potremmo percepirli. Resta invece invariata la rilevazione dei gusti, che non riguarda l’apparato olfattivo ma coinvolge le papille gustative, in grado di percepire gusti e sensazioni tattili anche quando si è raffreddati. Con l’inspirazione si possono percepire centinaia di sostanze odorose” conclude Marco Bazzara. 

Cosa sono gli Specialty coffee?

 

La definizione ampiamente accettata di caffè speciale è il caffè che ottiene un punteggio di 80 punti o superiore sulla scala di 100 punti utilizzata nel modulo di coppettazione della Specialty Coffee Association. Il punteggio del caffè compreso tra 90 e 100 è classificato “Eccezionale”, il caffè con un punteggio compreso tra 85 e 89, 99 è classificato “Eccellente”, mentre il punteggio del caffè compreso tra 80 e 84, 99 è classificato “Molto buono”. 

La Specialty Coffee Association ha una serie di specifiche più dettagliate (SCA è l’unione della Specialty Coffee Association of American (SCAA) and Europe (SCAE)). La SCA stabilisce gli standard per il caffè speciale in ogni fase della produzione del caffè, compresi i difetti consentiti nei chicchi verdi, gli standard dell’acqua e il profilo di tostatura. La SCA stabilisce anche standard chiari sul processo di classificazione del caffè. Un requisito minimo per una specialità di caffè è il numero di difetti: per essere considerato specialità un caffè non deve avere difetti primari ma neanche secondari, oltre a un minimo consentito, su un campione rappresentativo di 350 g di chicchi macinati. 

Sebbene esistano definizioni diverse di caffè speciale in base alle diverse organizzazioni internazionali, vi è una generale accettazione di una serie di requisiti minimi: il caffè dovrebbe essere stato raccolto a mano mediante raccolta selettiva di chicchi maturi, punteggio 80 o superiore, una percentuale di difetti secondari limitata nel campione di 350 g e un profilo di tostatura definito dal protocollo. 

Molte organizzazioni e attivisti stanno lavorando per includere rigorosi indicatori ambientali e sociali nella definizione e nella classificazione dei caffè speciali. Dunque, possiamo concludere che gli Specialty non si identificano come caffè premium, né gourmet, oppure con altri attributi che possono distogliere dall’esclusività del termine. Fondamentalmente, un caffè Specialty è un caffè che viene selezionato in tutte le sue fasi di lavorazione lungo tutta la filiera. La SCA cerca di promuovere questa tipologia di caffè per dare risalto a ciò che tende alla qualità, all’eccellenza, al miglioramento. Se tendiamo all’eccellenza, ambiremo ad avere un caffè Specialty e, per arrivare a questi ottanta punti, metteremo in atto tutte quelle pratiche per migliorare i nostri prodotti in ogni fase del percorso, in tutta la filiera produttiva del caffè. La SCA, quindi, cerca di motivare tutti a migliorarsi affinché si tenda a quell’obiettivo. 

I sistemi di estrazione del caffè

Verso la metà del XVII secolo il caffè arrivò in Europa e la sua preparazione domestica ricalcava quella dei paesi d’origine. Venivano utilizzate cuccume e bricchi in latta stagnata o i più raffinati samovar in rame, ottone, peltro o argento. Con il sistema della bollitura si otteneva una bevanda piuttosto densa e aspra che lasciava in bocca i residui dei fondi. Tali caratteristiche, insieme all’alto costo del prodotto, non entusiasmarono il “Vecchio Continente” e ciò non ne incentivò di certo il consumo e la diffusione.  

Fu questo l’inizio di ben tre secoli di invenzioni, prove e modifiche, alla ricerca del giusto sistema per la preparazione della nera bevanda, affinché l’intero aroma del chicco tostato potesse ritrovarsi intatto e armonizzato nella tazzina da sorseggiare. Tuttavia, date le scarse conoscenze chimiche-fisiche-organolettiche del prodotto, preparare una buona tazza di caffè comportava problematiche di grande complessità, tenuto soprattutto conto delle innumerevoli variabili implicate nella sua preparazione come:  qualità del chicco crudo; uniformità e tempi di tostatura; conservazione, tipo e grado di macinatura; qualità, temperatura e pressione dell’acqua; tempi di infusione; rapporto tra quantità d’acqua e macinato di caffè. 

I primi inventori che si cimentarono nella creazione di macchine per il caffè sapevano ben poco sulle corrette ‘relazioni di base’. Fu durante il XIX secolo che venne progettato, brevettato, costruito, successivamente modificato e commercializzato tutto quello che si poteva concepire in fatto di metodologie per estrarre la nera bevanda e sulle relative macchine da caffè per uso domestico. Da quel momento si iniziò a studiare la metodologia necessaria per estrarre il caffè, ma quali sono oggi i metodi utilizzati? 

Una volta trasformati i grani verdi di caffè tramite la torrefazione, i chicchi sono pronti per essere macinati, in modo tale da ampliare la superficie di contatto con l’acqua e permettere l’estrazione delle migliori componenti aromatiche del caffè. I due grandi sistemi di estrazione del caffè si basano, il primo sul principio d’infusione e il secondo sulla percolazione” spiega Marco Bazzara, Sensory project manager e Academy Director della Bazzara Academy.  

Nell’infusione la polvere macinata di caffè è lasciata in acqua bollente o prossima all’ebollizione per più minuti. In questa categoria si distinguono ad esempio i decotti preparati all’etiope con la caffettiera jebena, ‘alla turca’ con l’ibrik, o appunto il caffè bollito. Anche la tecnica di preparazione con la caffettiera pressofiltro, che sfrutta prima la macerazione e poi la separazione della polvere di caffè dall’infuso, rientra in questo gruppo. La percolazione, invece, avviene quando un liquido attraversa una massa filtrante, nel nostro caso specifico, quando si verifica il passaggio di acqua bollente o quasi, attraverso uno strato di caffè macinato – continua Marco -. In questa classe di caffettiere rientrano tutte quelle che impiegano il metodo di filtrazione o l’utilizzo della pressione. Nella filtrazione l’acqua penetra il macinato fondamentalmente grazie alla forza di gravità (napoletana e caffettiera filtro). Con la pressione, le modalità principali sono due, ovvero a pompa per l’espresso o a vapore per la moka”.  

Caffè nel mondo: il rito arabo del “caffè giallo”

Il caffè è una bevanda che unisce i popoli di tutto il mondo, si beve dappertutto ma ogni cultura ha un modo diverso e affascinante di prepararlo e gustarlo. Nel mondo arabo il rito del caffè, offerto come segno di ospitalità, augurio di pace o legame di amicizia, ha un ruolo rilevante in ogni cerimonia o interazione sociale. Dalle tribù beduine del deserto alle tradizioni familiari mediorientali la cerimonia del caffè varia considerevolmente. Tuttavia, da paese a paese sono presenti costanti comuni: la caffettiera Dallah, il fatto di utilizzare il fuoco vivo per tutta la preparazione, di tostare i chicchi ancora verdi di Arabica al momento, di aromatizzare l’infuso con baccelli di cardamomo e la tradizione di bere il caffè amaro, ma accompagnato da dolci datteri. In Arabia Saudita, in conformità alla tradizione, i beduini prediligono tostare l’Arabica yemenita molto chiara e aggiungere al caffè una notevole quantità di cardamomo, arrivando fino a una miscela di baccelli e chicchi in pari quantità. Il risultato in tazza è il cosiddetto “caffè giallo”, un infuso intensamente aromatico, dal corpo leggero e dal colore chiaro e dorato, talvolta arricchito con un pizzico di zafferano puro in fili.

Altre regioni per aromatizzare l’infuso preferiscono una tostatura più scura a “testa di moro”, una minor quantità di cardamomo e l’utilizzo di altre spezie, come lo zenzero e i chiodi di garofano, per aromatizzare il caffè. Intorno alla metà del XVII secolo viene creata la caffettiera Dallah che in breve tempo iniziò a diventare un elemento distintivo della cultura del caffè arabo (Gahwah-Qahwah).

Prodotta in vari metalli, la Dallah ha una base circolare da dove si sviluppa con un collo stretto e il caratteristico lungo becco ricurvo. A differenza dell’Ibrik, la curiosa forma delle caffettiere arabe è stata ampliamente utilizzata come modello per lo stile delle caffettiere europee in ceramica e argento.

Mille modi di preparare il cappuccino 

C’è chi il cappuccino lo vuole chiarissimo, chi lo pretende bollente, chi lo desidera decaffeinato all’arancia, chi lo apprezza solo se scuro con poca schiuma… Insomma, sono tantissimi i modi per preparare un buon cappuccino. Scopriamoli insieme. 

Chiaro 

Il cappuccino chiaro va servito con una quantità ridotta di espresso, ma dato che ogni consumatore ha una propria idea di “chiaro”, prima di versare il latte montato è conveniente chiedere al cliente la quantità di caffè per lui ideale (ad esempio da poche gocce per il “chiarissimo” a tre cucchiaini). 

Scuro 

Il cappuccino scuro deve avere una quantità maggiore di espresso. Non si prepara però ad esempio con un espresso lungo, ma semplicemente versando meno latte montato, in giusta proporzione tra parte liquida e schiuma, e quindi senza colmare la tazza (circa 1 cm in meno).  

Doppio 

In quello doppio vanno estratti due espressi in un’unica tazza da cappuccino, che poi viene regolarmente colmata con latte vellutato. 

Senza schiuma (wet cappuccino) 

Dato che non risulta semplice per tutti versare in tazza esclusivamente il latte caldo con pochissima schiuma, vengono in aiuto due accortezze: versare il latte caldo prima di amalgamarlo per approfittare della parziale separazione di fase e adoperare un cucchiaio per bloccare la crema nel bricco. 

Con tanta schiuma (dry cappuccino) 

Per la ricetta con molta crema di latte è opportuno prestare attenzione a non apportare parte liquida in tazza (25-30 ml di espresso e 125-150 ml di sola crema di latte).  

Tiepido  

Il cliente che richiede un cappuccino tiepido è probabile che lo voglia così per assaporarlo in fretta prima di andare al lavoro. Comunque sia, per “tiepido” si può intendere riscaldato a circa 40 °C (temperatura normale della tazzina). Un utile accorgimento è servirlo in tazze non preriscaldate. 

Caldissimo 

Per accontentare i clienti che ordinano un cappuccino quasi bollente, diventa molto pratico utilizzare il termometro a sonda per lattiere, in modo tale da spingere il latte fino alla temperatura di 70 °C per riscaldarlo al massimo, ma nello stesso tempo senza deteriorare il gusto della bevanda.  

Al contrario della versione tiepida, prima del servizio le tazze vanno preriscaldate e in aggiunta bagnate con l’acqua della caldaia e asciugate. In questa maniera, al momento di degustare il cappuccino, l’impatto tattile dei polpastrelli sul manico della tazza e delle labbra a contatto del suo bordo rafforzeranno la sensazione termica richiesta dal cliente. 

Panna 

Aggiungere al cappuccino come ingrediente supplementare la panna lo rende ancor più ghiotto. Se la panna viene guarnita con abbondante cacao o scaglie di cioccolato, la ricetta si trasforma nel cappuccino viennese. 

Speziato 

Oltre al cacao o alla cannella, altre due spezie creano un abbinamento singolare ma interessante se cosparse sul cappuccino. Sono la polvere di anice stellato e la noce moscata, specialmente indicate in abbinamento alla panna o nelle versioni del cappuccino freddo. 

Freddo o ghiacciato  

È un cappuccino tipicamente estivo, preparato con espresso raffreddato al momento e latte freddo scremato montato a crema con il mixer. Viene anche proposto con abbondante ghiaccio e servito in bicchiere. 

Tutti i colori del caffè

Il mondo del caffè è formato da innumerevoli colori, che comprendono ogni angolo dello spettro cromatico.

I colori sono parte integrante del frutto e della stessa bevanda, quindi conoscerli e saperli riconoscere è molto importante. Eccoli qui di seguito tutti spiegati!

Tutti i colori del caffè — Verde

Il verde lo possiamo ritrovare nei chicchi crudi di caffè, con le sue tonalità più chiare e tenui mentre nuance più profonde le possiamo ammirare sulle foglie, sulle piante e tutto ciò che circonda le piantagioni.

Tutti i colori del caffè — Rosso

Il rosso è il colore della Drupa di caffè. Cos’è una drupa? È il nome del frutto della pianta di caffè che viene generalmente utilizzato in botanica per descrivere tutti i frutti dotati di polpa esterna, proprio di colore rosso.

Tutti i colori del caffè — Marrone

È il colore del caffè tostato, della crema perfetta, del caffè. Nelle diverse nuance che vanno dal beige al marrone più o meno chiaro, in questo colore è racchiusa tutta l’essenza della bevanda amata in tutto il mondo. Edoardo de Filippo nel suo monologo affermava che il perfetto colore del caffè doveva essere “a manto de monaco”.

Tutti i colori del caffè — Bianco

È il colore della purezza, è il colore del fiore del caffè che si apre solamente se bagnato dalla pioggia!

 

La corretta degustazione dell’espresso 

Bere o degustare un caffè? C’è molta differenza tra i due termini, e nel caso vogliate imparare l’arte del degustare dovrete stare attenti a qualche passaggio 

Quella della degustazione è una vera e propria arte, ecco perché bere un caffè non è solamente un momento di piacere, ma un viaggio che coinvolge tutti i sensi addentrandosi nell’anima. Come riportato nel libro dei fratelli Bazzara “La degustazione del caffè”, il sistema gustativo trasmette al cervello le caratteristiche chimiche del caffè non percepite dall’odorato. 

Delle quattro fasi sensoriali (visiva, olfattiva, gustativa e tattile), quella gustativa rappresenta il test che andrà a confermare o meno le precedenti verifiche visive e olfattive, tenendo presente che nella stessa si andrà a valutare, oltre alla sensazione termica e tattile, anche l’importante aspetto delle sensazioni retrolfattive.  

 L’analisi gustativa 

Il gusto del caffè è la risultante del contributo di tre elementi fondamentali: la sensazione saporifera dell’amaro, dell’acido e del dolce. L’esame gustativo dà la possibilità di riconoscere e distinguere i sapori nell’estratto e di determinarne l’intensità per mezzo delle papille gustative. 

Nel caffè l’amarezza può essere definita una “macrosensazione”, essendo questo il sapore principale della nera bevanda. La seconda macrosensazione del caffè è l’acidità, caratteristica tipica presente nei fini Arabica lavati. L’acidità è avvertita come gradevole sensazione di pizzicore, una sorta di“pseudofreschezza”. 

Per quanto riguarda la percezione di sapidità che si ritrova nel caffè, ossia la leggera e naturale dolcezza, è certo che assume una rilevanza particolare come componente auspicabile nella preparazione di un espresso eccellente. Questa sfumatura saporifera emerge nell’espresso ottenuto da chicchi verdi maturati adeguatamente sulla pianta, lavorati nei tempi giusti, tostati ed estratti a regola d’arte.  

Ma passiamo adesso all’astrigenza, come riconoscerla? Il termine deriva dal latino astringere (stringere, legare assieme). Un’evidente astringenza nel caffè è sempre un attributo indesiderato, caratteristico dei caffè ottenuti da chicchi non maturi, non lavorati o non tostati adeguatamente. 

Quando appare l’astringenza, la percezione che si prova in tutta la cavità orale, e in particolar modo sulla lingua, è una sensazione allappante, aggressiva, come quella che si prova comunemente mordendo un frutto immaturo. Questa sensazione di secchezza è legata alla presenza di composti di origine vegetale (tannini) che causano una netta diminuzione della salivazione e la conseguente contrazione degli strati superficiali della mucosa della lingua.  

Fondamentale anche la temperatura: per apprezzarne pienamente tutte le qualità organolettiche, va assolutamente esaminato caldo, pochi istanti dopo l’estrazione. Con il passare dei minuti, il raffreddamento della bevanda comporterà un aumento della percezione dell’amaro e dell’eventuale astringenza. 

Retrogusto e sensazioni retrolfattive 

Una volta introdotto nella cavità orale, l’espresso dovrà essere esaminato nuovamente dal senso dell’olfatto, coinvolto una seconda volta nella fase gustativa. L’azione si compie nel momento in cui le molecole volatili imprigionate nel caffè, per effetto del calore, del movimento e dell’aumento della superficie di evaporazione dell’espresso, che viene a distribuirsi su tutta la lingua, si liberano e viaggiano per via retronasale verso l’epitelio olfattivo, stimolato in precedenza per via nasale diretta. 

Persistenza 

Il caffè, dopo essere stato deglutito o espulso dalla bocca, lascia nella medesima ancora delle impressioni grazie alla presenza di tracce di caffè intrappolate sulle membrane gustative. 

La durata della piacevole percezione degli aromi del caffè può protrarsi, solo nel caso di grandi miscele, per più di 15 minuti. Talvolta la percezione degli aromi viene interpretata dal consumatore finale come “sapore”. 

Caffè Excelsa: curiosità

Poco conosciuta, la specie di caffè denominata Excelsa racchiude in sé molte delle caratteristiche di Arabica e Robusta. Qui di seguito le spieghiamo.

Quando si parla di caffè viene subito in mente l’associazione con la coffea Arabica o la coffea Robusta e anche l’eterna diatriba tra quale di queste sia la migliore. Eppure nel mondo esistono diverse specie di coffea, meno conosciute che possono, tuttavia, produrre un’ottima materia prima.

La specie Excelsa oggi viene coltivata in gran parte dell’Africa, sopratutto in Sierra Leone. Altri luoghi di produzione sono l’Indonesia e il Vietnam. Ha la caratteristica di resistere (meglio della Robusta e dell’Arabica) all’attacco di malattia e ai climi più estremi.

Per la grandezza dei suoi chicchi assomiglia alla Robusta invece per l’ampiezza delle sue foglie somiglia alla Liberica (altra specie di caffè).

In tazza, la specie Excelsa, lascia un gusto profumato e gradevole simile a quello della coffea Arabica.

Consumo pro capite di caffè: la classifica

Sapevate che gli italiani non sono tra i primi al mondo in fatto di consumo di caffè? Nonostante l’Italia sia la patria del caffè espresso non si posiziona neanche tra i primi 10 stati. Ecco tutta la classifica.

Consumo pro capite di caffè — 10° posto

Con un consumo medio di 6.2kg di caffè per persona annuo è il Canada ad aggiudicarsi il 10° posto di questa particolarissima classifica. Secondo un calcolo approssimativo, sono circa 152 i litri di caffè consumati per persona.

Consumo pro capite di caffè — 9° posto

Talmente piccolo da essere quasi dimenticato questo piccolo stato scala verso la vetta della classifica piazzandosi al 9° posto. Con un consumo medio di 6.5kg a persona, parliamo del Lussemburgo. I dati rilevano però che il consumo maggiore è legato al turismo e ai frontalieri che si recano nel piccolo stato per lavoro, tanto da portare le attività a fissare i prezzi molto bassi, segnando un record!

Consumo pro capite di caffè — 8° posto

Con 6.8kg pro capite di consumo annuo è il Belgio ad aggiudicarsi l’ottava posizione. Il caffè p arrivato nel paese grazie alle rotte commerciali con Venezia, rendendoli, molto esigenti, in fatto di qualità.

Consumo pro capite di caffè — 7°,6°,5°,4° posto

Sono Svizzera, Svezia, Paesi Bassi e Danimarca a stare nella posizione centrale della classifica. Con un consumo nettamente superiore al Belgio, troviamo al settimo posto la Svizzera con un consumo di 7.9kg prevalentemente estratto con cialde E.S.E. in carta.

In Svezia invece si consumano 8.15 kg, solitamente accompagnato da dolci. Piccola curiosità: la pausa caffè si chiama Fika!
Al quinto posto invece ci sono i Paesi Bassi (8.4 kg di caffè consumato). Loro preferiscono il mono porzionato, come la Svizzera.
Medaglia di legno per la Danimarca che un consumo annuo pro capite di 8,7kg. Qui il metodo di estrazione preferito è quello “lungo” ovvero il Filtro, poiché aiuta la socializzazione.

Consumo pro capite di caffè — 3° posto

Medaglia di bronzo per l’Islanda che si aggiudica il podio con un consumo pro capite di caffè di circa 9kg. È un dato molto alto se si pensa che in Islanda vivono solamente poco meno di 400000 persone.

Consumo pro capite di caffè — 2° posto

10kg annui a persona per i Norvegesi che vedono l’arrivo della bevanda sullo loro terre nel 1800, quando gli alcoolici furono proibiti dal governo.

Consumo pro capite di caffè — 1° posto

Chi sono quindi i primi consumatori di caffè al mondo? I Finlandesi! Ogni anno un finlandese in media consuma circa 12kg di caffè!

Come si è potuto leggere, l’Italia in questa classifica non è presente. Nonostante sia la patria del caffè espresso, ogni persona consuma in media solamente 5.9kg di caffè all’anno, occupando la 13° posizione.

Ecco qui di seguito tutta la classifica:

1° Finlandia — 12kg
2° Norvegia — 9.9 kg
3° Islanda — 9kg
4° Danimarca — 8.7kg
5° Paesi Bassi — 8.4kg
6° Svezia — 8.15kg
7° Svizzera — 7.9kg
8° Belgio — 6.8kg
9° Lussemburgo — 6.5kg
10° Canada — 6.5 kg
11° Bosnia-Erzigovina — 6.2kg
12° Austria — 6.1 kg
13° Italia — 5.9 kg
14° Brasile — 5.8kg
15° Slovenia — 5.8kg

Tutte le proprietà benefiche del caffè

Il caffè come sappiamo ha numerose proprietà benefiche che possono migliorare la qualità della nostra vita. In questo articolo ne illustriamo alcune tra le meno note.

Qui di seguito vi spiegheremo alcune sostanze contenute all’interno dei chicchi di caffè e quindi anche nella bevanda che se ne ricava dalla loro estrazione

Cafestol e Kahweol

Queste due sostanze sono diterpeni naturali che vengono estratti dai chicchi di caffè. Questi due elementi hanno numerose proprietà farmacologiche come quelle antinfiammatorie, epatoprotettive, antitumorali, antidiabetiche e anche antiosteoclastogene. È possibile avere una quantità maggiore nei caffè non filtrati ovvero quelli in cui l’infusione è maggiore (il caffè turno ne è un esempio). I terpeni del caffè aumentano efficacemente il triacilglicerolobplasmatico umano e le lipoproteine a bassa densità (LDL), riducendo fortemente il rischio di malattie cardiovascolari.

Acido Ferulico e Acido Caffeico

Sono due acidi idrossicinnamici facenti parte della famiglia dei polifenoli. Sono principalmente contenuti in alimenti di origine vegetale e sono considerati i principali acidi fenolici che vengono assunti in un dieta; si stima che un adulto ne assuma circa 200mg al giorno.

Nello specifico l’acido ferulico è un potente anti ossidante, spesso estratto ed utilizzato in farmaceutica come foto-protettivo.

Queste due sostanze sono molto importanti anche nella riduzione dell’avanzamento dell’Alzheimer, come si può leggere anche in questo articolo.

Per provare tutte le proprietà benefiche del caffè ti consigliamo il metodo di estrazione a filtro! Prova i nostri caffè macinati appositamente per questa preparazione!

CAFFÈ MACINATI PER FILTRO

Dicono di noi