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Jamaica Blue Mountain

Re delle arabica di tutto il mondo, il Jamaica Blue Mountain è sicuramente tra i caffè gourmet più costosi al mondo. In questo articolo scopriamone tutti i segreti.

Il Giamaica diventa un’isola produttrice di caffè solamente a partire dalla prima metà del 1700. Viene prodotto ad altitudini che vanno dai 1000 ai 2000 metri sopra la catena montuosa più lunga del mondo: Le Blue Mountains. Ciò che favorisce la crescita di questo caffè è il terreno lavico, ricco di potassio azoto e fosforo. Anche il clima partecipa nella crescita di questo pregiato caffè poiché anche grazie alle basse precipitazioni e alle costanti nuove che le piante maturano in circa 10 mesi (nel resto del zone produttive di tutto il mondo, ci vuole circa la metà del tempo). È questo quindi che dona al caffè le note tipiche di frutta secca e tabacco oltre ad una totale assenza di amarezza.

I chicchi di Jamaica Blue Mountains proprio per la particolare condizione climatica, crescono più fossi e il loro gusto è dolce.

Essendo un caffè considerato tra i migliori al mondo, il governo locale ha stabilito un severo disciplinare per la sua produzione e commercializzazione. Tra queste vi anche il metodo di confezionamento che viene effettuato utilizzando non sacchi di iuta bensì barili di legno di quercia.

Curiosità:

— Il Giappone + il 1° importatore al mondo
— La Giamaica è tra i maggiori produttori di caffè
— Andrebbe bevuto senza zucchero.

Prova il nostro Jamaica Blue Mountain!

Qual è il prezzo giusto di un caffè?

Spesso ci siamo domandati quale sia il giusto prezzo da dare aut caffè. Lo scorso giugno l’Istituto Espresso Italiano e la SCA Italy suo sono incontrati per fare chiarezza.

FONTE: BEVERFOOD

Considerato da molti una delle vere eccellenze italiane, il caffè espresso e il suo prezzo sono troppo spesso argomento di discussione.

C’è chi si lamenta che il prezzo sia troppo altro mentre altri che sia troppo basso.  Durante l’incontro tra l’Istituto Espresso Italiano (IEI) e SCA Italy, Luigi Morello ha dichiarato che “il prezzo del caffè al bar deve essere legato alla sua qualità, usando da una logica di prezzo fisso della tazzina. Oggi il prezzo medio sul mercato italiano. è difficilmente sostenibile, limitando quindi anche lo sviluppo del settore, sai a monte che a valle”

Morello inoltre ha continuato puntualizzando sull’importanza dell’essere sinergici tra operatori del settore: “occorre lavorare insieme per dare al consumatore consapevolezza e strumenti per riconoscere la qualità e premiarla, scegliendo autonomamente dove consumare il proprio rito quotidiano

Ma come si calcola il prezzo equo di una tazzina di caffè al bar? Bisogna considerare diversi fattori:

• La selezione della materia prima: un Jamaica Blue Mountain non costerà quanto una miscela composta da 100% Robusta come il nostro GUSTOITALIANO
• Scelta delle attrezzature
• Qualità del servizio
• Investimento nella formazione

Detto ciò bisogna considerare anche che il prezzo di un espresso in Italia è tra i più bassi in Europa, tanto che nel Nord possiamo pagarlo anche fino a 3,00€

E te quanto pagheresti un caffè espresso?

L’olio estratto dai fondi di caffè

L’invenzione arriva dalla Scozia. Un gruppo di scienziati ha trovato il modo di creare dell’olio estraendolo dai fondi esausti del caffè!

Paragonato all’olio di palma, questo olio vegetale ottenuto dai fondi di caffè è stato sviluppato dalla start-up scozzese Rivive Eco.
La loro volontà è quella di dare una nuova vita al caffè esausto. Hanno stimato che nel mondo vengono consumati circa 2 miliardi di caffè al giorno (circa 6 milioni di tonnellate l’anno).

L’olio che ne se ricaverà sarà molto utile per diversi utilizzi tra cui anche quelli industriali. Primo fra tutti quello teorizzato sarà per l’industria cosmetica. L’ingrediente segreto infatti contenuto al suo interno è ricco di proprietà benefiche come quelle antiossidanti che hanno sulla pelle un effetto Anti-Aging.
Inoltre al suo interno sono contenuti polifenoli come l’acido fenolico, a ciao linoleico anche i tocofenoli.

Tutte queste sostanze insieme hanno un potente effetto infiammatorio. Secondo la Revive Eco, la soluzione da loro trovata può essere una valida alternativa nonché soluzione per la totale abolizione dell’olio di palma.

La start-up del Regno Unito sta già raccogliendo da tutta la Scozia grossi quantitativi do fondi di caffè da usare per avviare la produzione, che tuttavia è ancora in fase del tutto embrionale.

La storia della nazionale brasiliana alle olimpiadi del 1932

Conoscete la storia degli atleti brasiliani che per partecipare alle olimpiadi del 1932 dovettero vendere lungo la strada il caffè? Eccola che ve la raccontiamo

Svoltesi a Los Angels, tra il 30 Luglio e il 14 Agosto del 1932, le X Olimpiadi segnarono un ruolo importante nella storia mondiale. Furono le prime infatti in cui la nazionale brasiliana potè in parte partecipare.

Se oggi pensiamo al sogno di ogni atleta di poter gareggiare alla storica competizione, è impensabile immaginare quanto fu importante la passione e lo spirito che ci mise la nazionale brasiliana in quell’anno, tanto che dovettero vendere circa 50.000 sacchi di caffè per potersi finanziare la trasferta, ovvero per poter pagare le tassi d’ingresso negli Stati Uniti d’America.

Tuttavia questa è solamente una parte della storia.

Nella prima metà dello scorso secolo il Brasile non era tra le nazioni più ricche del pianeta, tano da dover rinunciare ai giochi olimpici del 1928, che si tennero ad Amsterdam. La situazione, quattro anni dopo, non cambiò di molto e la delusione per la nazionale olimpica sembrava dover ritornare. Il governo tuttavia decise di trovare un modo per poter sovvenzionare l’ingresso dei suoi 50 atleti e quindi permettergli di gareggiare. Gli atleti durante il viaggio, all’interno di una nave cargo, dovevano vendere uno dei maggiori beni di produzione dello stato sudamericano: il caffè. Le vendite, fino al canale di panama, non andarono male, tanto da sperare di riuscire a pagare le tasse d’ingresso, che ammontavano ad un dollaro ad atleta. Tuttavia a causa di un problema doganale, si ritrovarono a spendere metà del ricavato in multe. Soltanto il 50% degli atleti riuscì ad arrivare in tempo alle olimpiadi di Los Angeles, il restante dovette continuare il suo viaggio verso la città in nave poiché impossibilitati a scendere. Attraccati a San Francisco, non avevano ancora i mezzi per poter partecipare alla competizione, tanto da doversi ritirare. Solamente Adalberto Cardoso sfidò le autorità e scese dalla nave come clandestino. La storia narra che corse per circa 600km e arrivò 10 minuti prima della sua gara nell’area olimpica. Ormai stremato dalla fatica, l’atleta arrivò ultimo ma il comitato olimpico, saputa la sua impresa eroica, omaggiò la sua tenacia con premio speciale.

Abbonamenti Bazzara Espresso

Non ti dimenticherai più di comprare il caffè grazie agli abbonamenti della Bazzara Espresso.

A pochi mesi dal lancio del suo rinnovato eshop lancia gli Abbonamenti abbinata ai monoporzionati: Capsule Compatibili Nespresso® e Capsule Compatibili Lavazza A Modo Mio®

In tre semplici passaggi si potrà approfittare della convenienza promozionale pensata per chi non vuole più rinunciare al gusto di un buon caffè 100% arabica, restando comodamente a casa:

Scegli il formato delle tue capsule compatibili
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I vantaggi che possono portare gli abbonamenti sono anch’essi tre:

Comodo perché alla spedizione ogni mese ci pensiamo noi
Buono come al bar, con la qualità del 100% arabica, inoltre risparmierai tempo non dovendolo ordinare da solo ogni mese
Conveniente perché approfitterai delle offerte in esclusiva per gli abbonati

 

Puoi scegliere fino a sei differenti tipologie di abbonamento:

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Scopri di più nella pagina dedicata agli abbonamenti

 

 

Dolcevivacec — 50% di gusto e 50% di carica

Dolcevivace è la “frizzante” miscela della Bazzara Espresso pensata appositamente per chi ama un mix perfetto di Arabica e Robusta.

Dalle note fruttate che richiamano alle fette biscottate e alle noccioline tostate, questo caffè studiato dai nostri maestri testatori vi conquisterà.

Ideale per chi vuole la giusta via di mezza, Dolcevivace è composta da un 50% di Arabica selezionata del Sud America e un 50% di Robusta orientale di piantagione. Tostato seguendo il metodo tradizionale artigianale con un procedimento lento, questo caffè che è lasciato ad una tostatura media è proposto dalla Bazzara Espresso in cinque differenti formati:

1kg — per chi ama il caffè e tutte le sue preparazioni
250g — per una preparazione su misura ad ogni estrazione
250g Macinato per Moka — dove il miele grezzo viene esaltato
250g Macinato per Filtro — in cui i sentori diventano unici
250g Macinato per Frenchpress — dove l’arancia candita viene esaltata in tutto il suo aroma

La sua personalità viene supportata dallo zucchero intensificando le note fruttate. Anche con il latte avviene un’evoluzione dei suo aromi pochi si esprimono maggiormente rimarcando la sofficità di una crêpes alla nocciola avvolta nel caramello liquido e da uno strato di polvere di cannella.

Sumatra: il caffè dell’oceano indiano

Proveniente dall’Indonesia, il caffè di Sumatra è tra i più particolari della zona, grazie anche ai metodi di lavorazione particolari e alle anche alle tipiche condizioni climatiche.

Sumatra è la più grande tra le isole dell’Indonesia. Qui il caffè viene coltivato in quattro grandi differenti aree: Aceh e Lintong, situate a nord dell’isola, ed Lampung e Mangkuraja, situate a sud. Proprio questa quadrupla suddivisione il caffè qui prodotto si trovare a differenti altitudini che variano dagli 800m slm ai 1500m slm.

Caratteristico del caffè di quest’isola è quello prodotto con il metodo Gilling Basah che consiste nel depolare nel modo più veloce possibile le drupe che successivamente vengono messe, per una notte con il pergamo ancora attaccato, in delle vasche di fermentazione fino al raggiungimento di un’umidità del 30 – 35%. Dopo questa prima fase ai chicchi viene rimosso il pergamo e sono fatti asciugare una seconda volta, fino al raggiungimento del 11% di umidità. È grazie a questa duplice fase che i chicchi indonesiani di Sumatra, hanno un caratteristico colore bluastro.

Il caffè di Sumatra ha generalmente un corpo pieno e denso, delicatamente amaro che richiama note di tabacco, cacao e spezie.

La Bazzara Espresso vicina ai frati di Montuzza di Trieste

Bazzara è da sempre vicina ai più bisognosi; è per questo motivo che “crede che un piccolo piacere quotidiano — come può essere anche una tazza di caffè — non vada negato mai a nessuno!”

È per questo motivo che l’azienda triestina — che produce e commercializza caffè su Trieste dal 1966 — dona parte della sua produzione alla fraternità dei cappuccini di Montuzza ubicati in Via Capitolina 14 a Trieste.

L’ordine dei Cappuccini in città esiste già dal 1617 e fin dal loro arrivo si dedicarono alla predicazione, alle confessioni e all’assistenza dei malati. Furono tuttavia “cacciati” dalla città per volontà di Giuseppe II, nel 1785. Fu solamente nel 1859 che tornarono a Trieste, dove continuarono la loro opera di bene. Nel 2019 hanno festeggiato di 150anni di presenza nel capoluogo giuliano.

La fraternità dei Cappuccini di Montuzza è molto conosciuta su Trieste anche grazie alla Mensa dei Poveri. Ogni giorno offrono il pranzo ( circa 50-60 coperti) ai meno fortunati che si presentano in convento senza chiedere nulla contro. Ogni due settimane inoltre danno borse della spesa alle famiglie indigenti.

Le piantagioni di caffè all’ombra

Quando si parla di sostenibilità ci sono tante variabili che vengono messe in campo.

Secondo Treccani, la definizione di sviluppo sostenibile è: “espressione che indica, secondo la definizione internazionalmente condivisa del rapporto Our common future (Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo, Commissione Bruntland, 1987), uno sviluppo in grado di assicurare «il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri»” Per questo motivo quando si parla anche di caffè entra in campo tutto ciò che riguarda il mondo delle piantagioni di caffè che devono sempre di più essere pensate all’ombra e non a pieno sole come sono attualmente.

Le piantagioni di caffè all’ombra sono una delle prime azioni di sviluppo sostenibile che molti farmer hanno messo in atto al fine di migliorare l’ecosistema che li circonda. 

Questa serie di azioni è molto importante perché riduce la CO2 e potenzia l’habitat della fauna selvatica. I primi risultati infatti si iniziano a vedere grazie anche all’esperimento messo in atto a San Juan de Rio Coco che in circa 17 anni ha visto la riduzione delle CO2 pari a 28mila tonnellate.

Cosa s’intende per piantagioni di caffè all’ombra?

Con questa tecnica di coltivazione, si prevede che le piante prendono luce del sole diretta esclusivamente per 2 ore al giorno. Questo si differenzia molto da quella definita a mezz’ombra che stabilisce un’esposizione solare diretta tra le 2 e le 4 ore. Oltre che la riduzione di CO2, questa tecnica permette la riduzione sostanziale dell’utilizzo di fertilizzanti e un maggiore risparmio di acqua, sempre più carente. Tutto ciò è dovuto all’alta umidità del terreno che viene mantenuta grazie alla quantità di ombra elevata e dal materiale organico deposto dalle piante che fertilizza il terreno oltre che mantenerlo umido.

Quanto impatto ha la coltivazione di caffè all’ombra sulla produzione totale di drupe?

In Nicaragua uno dei primi paesi a testare questa tipologia di piantagione, aderiscono moltissimi coltivatori che affermano che “La resa è decisamente superiore e la qualità non ha eguali”.

La coltivazione all’ombra prevede l’utilizzo anche di piante multifunzionali come alberi da legno, piante da frutto come possono essere banani e banano verde. Inoltre sono inserite anche piante ornamentali e commestibili ad uso della famiglia al fine di sostentare i lavoratori. Gli alberi più alti proteggono dal sole e, nello stesso tempo, le loro foglie fertilizzano la terra che come detto sopra non ha più necessità dell’uso di fertilizzanti, rendendo il tutto oltre che sostenibile anche biologico.

Il caffè Marocchino: tutti i segreti

Il caffè Marocchino non è altro che una variante del più comune caffè espresso che prevede l’aggiunta di cacao e crema di latte.

Ma come si prepara a regola d’arte? Ecco tutti i segreti raccontati da Andrea Lattuada nel video della Bazzara Academy facente parte della serie Master Barista.

Per effettuare un caffè Marocchino perfetto sarà sufficiente avere i seguenti ingredienti:

  • Cioccolata Calda
  • Caffè Espresso
  • Schiuma di latte oppure crema di latte
  • Cacao in polvere

Attrezzatura:

  • Bricco per latte
  • Bicchierino in vetro
  • Spargi cacao

Il procedimento per questa preparazione è molto semplice:

In un bicchiere rigorosamente di vetro trasparente, mettere sul fondo del bicchiere in successione: la cioccolata calda (la quantità di un caffè sarà sufficiente), un espresso, la polvere di cacao fino a ricoprire l’intera superficie, ed infine la schiuma di latte (o crema di latte). Si può guarnire a piacere con ulteriore polvere di cacao o creare delle piacevoli figure con uno stencil.

Trucchi per un perfetto Marocchino:

  1. Non deve essere mai versato in una tazza fredda
  2. Allo stesso tempo non deve neanche essere bollente, poiché non deve essere spiacevole per il cliente
  3. Il bicchiere deve essere rigorosamente in vetro trasparente per far vedere le porzioni di prodotto. Dopotutto, anche l’occhio vuole la sua parte!

Il vero segreto? È tutta una questione di strati! Più i strati sono definiti e più la preparazione risulterà deliziosa.

La storia

Nasce nel Bar Carpano di Alessandria, proprio di fronte alla storica bottega dell’azienda di cappelli Borsalino. È grazie a questa “vicinanza” che nasce la preparazione. Infatti il nome deriva dalla striscia di cuoio pregiato, che si ottiene conciando la pelle di capra o di montone.

Nota vincente di questo caffè è la nota dolce che si contrappone all’amaro del cacao in polvere e del caffè espresso creando nel palato un’esplosione di sapori unici.

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