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Honey: il metodo alternativo per il caffè

* la foto utilizzata non rappresenta il metodo di lavorazione sopra descritto. Il nostro “Pure Origins” Costa Rica SHB è ottenuto con metodo lavato.

Maggiormente diffuso nel centro America ì, il metodo Honey negli ultimi anni è diventato sempre più famoso, pari a quello naturale e lavato.

Caffè lavato, caffè naturale, questi sono solamente alcuni dei metodi che si possono utilizzare per separare i chicchi dalla drupe; tuttavia non sono gli unici poiché esistono anche altri differenti tipologie di lavorazione come quello analizzato qui sotto: il metodo honey.

Il nome honey deriva dalla colorazione ambrata dei chicchi al sole; il metodo ha origine in Costa Rica, dove è stato pensato al fine di migliorare la qualità dei caffè prodotti.

Come avviene il processo di essiccazione chiamato Metodo Honey?

  1. Il primo passaggio è naturalmente la raccolta delle drupe di caffè, che devono essere ben mature
  2. Successivamente viene pulito, il chicco, dalla polpa. In questo stadio viene lasciato uno strato di mucillagine contenente molti zuccheri.
  3. Durante la terza fase, viene previsto un tempo di asciugatura dei chicchi variabile, poiché non dovrà essere ne troppo lenta e ne troppo veloce.
  4. Una volta ottenuta la giusta percentuale di umidità, i chicchi posizionati all’interno di piazzali adibiti allo scopo, dovranno essere mossi più volte in un ora. Dopo le prime 8 ore il caffè potrà essere agitato solamente una volta al giorno per un periodo che varia dagli 8 fino ad arrivare ai 30 giorni. L’asciugatura nel metodo Honey richiede maggior tempo rispetto ad altre lavorazioni, perché la mucillagine lasciata, durante la notte, raccoglie e rilascia umidità

Il metodo honey nasce nei primi anni del 2000, come già detto sopra, in Costa Rica, dove la tradizione del caffè era quello di creare dei profili aromatici di grande acidità.

Dopo il processo di asciugatura, invece questa lavorazione, rilascia nel caffè un grado di complessità, ricchezza di corpo, dolcezza ed intensità unica.

Le cinque fasi differenti di asciugatura dell’HONEY sono:

white honey: 10% di umidità
golden honey: 25% di umidità
yellow honey: 50% di umidità
red honey: 75% di umidità
black honey: 100% di umidità

Pirandello e il suo “ultimo caffè”

L’ultimo caffè è una celebre poesia di Luigi Pirandello, pubblicata su “La Riviera Ligure” nel giugno del 1912.

Essa racconta l’ultimo attimo di un uomo , ormai aventi con l’età, mentre si prepara il suo “ultimo caffè”.

In un estratto infatti recita: «là dirimpetto, abita un buon vecchietto, che è certo in cucina per il suo caffè»

In contro canto, Pirandello racconta i pensieri della Nera Meretrice, che è in attesa di accompagnare l’anziano nel cammino oltre la morte. La triste poesia del poeta siciliano continua raccontando gli attimi, i momenti di preparazione della nera bevanda. Il tutto si conclude con la frase: «È giorno vedi? È giorno già chiaro. Finisci il tuo caffè. Poi vecchietto caro, fa’ cuore, te ne verrai con me»

Qui di seguito l’intera poesia:

Non poter dormire,
pe’ vecchi, brutto segno
di morte vicina:
vuol dire
che il congegno
vitale si scombina.

Solo
sul tetto
della vecchia casa dirimpetto
esala un fumajolo
a spire
nell’alba
umidiccia e scialba
un lieve fumo.
Là dirimpetto
abita un buon vecchietto
che certo è in cucina
per il suo caffè.

(Vicina
la morte
a chi non può dormire.)

Curvo sul fuoco
soffia il vecchietto forte;
poi la bianca tazza
solita
prepara: tre pezzetti
di zucchero, che amaro
gli sa sempre il caffè.
Schizza faville il fuoco.

(Vecchietto caro,
tu forse non m ’aspetti.
Tra poco
pur verrai con me.)

Su la vasta piazza
dorme ancor l ’ombra bassa;
qualche mattiniero
nero
vi passa.
Languida qualche stella
dal cielo occhieggia ancora.
Salutan la novella
squallida aurora
da presso e da lontano
i galli. Eccolo: dietro
il vetro
del balcon, pian piano
ora
sorseggia il buon vecchietto
caldo il suo caffè.
Prima che tragga il sorso,
vi soffia; chiude gli occhi:
chi sa che mai ricorda!
Forse gli sciocchi
sogni di questa notte.

Venivano
da bianche tombe
lontane
tante colombe
a frotte.
Di sotto il guanciale
sgusciava una serpetta
che gli dava un morso
sul cuore
senza fargli male.

Ancora, ancora un sorso,
vecchietto, non dar retta.
Perché ti guardi attorno?
Silenzio. Batton l ’ore.
Le cinque. Chi t ’aspetta?
È giorno, vedi? è giorno
già chiaro.
Finisci il tuo caffè.

(Poi, vecchietto caro,
fa’ cuore,
te ne verrai con me.)

Come si conserva il caffè?

Sono in molti che si domandano spesso come si conserva il caffè. Moltissimi miti e leggende legano il caffè al suo aroma e al suo metodo di conservazione. Ecco allora qui di seguito alcuni consigli.

Il caffè appena macinato rilascia, nell’aria, un aroma inconfondibile, che riporta nel consumatore piacevoli ricordi. Tuttavia, impedirne la dispersione e il suo deterioramento non affatto facile e nella stragrande maggioranza delle volte è determinato dal confezionamento.

Quindi come fare? Come si conserva il caffè al fine di mantenere intatte le caratteristiche organolettiche?

  • come primo punto è essenziale evitare di acquistare confezioni troppo grandi. Prediligete confezioni piccole, da 250g. Con quantità ridotte è possibile consumare il caffè entro i termini consigliati sulla confezione, solitamente treno 2/3 settimane dall’apertura
  • Preferite il caffè in chicchi rispetto al macinato. Perché? la superficie di contatto con l’aria per il macinato è più elevata e quindi si ha un maggiore rischio d’ossidazione.
  • Confezioni più idonee sono sicuramente i sottovuoto, sia in sacchetto che in alluminio.

Ma che cosa danneggia realmente il caffè?

Ciò che ostacola la conservazione del caffè sono gli agenti atmosferici di base ovvero:

  • aria
  • umidità
  • calore
  • luce

È per questo motivo che sono moltissime le aziende che puntano con il loro packaging ad ottimizzare al meglio il modo di conservare la materia prima, come la Bazzara Espresso che dopo una lunga ricerca, ha lanciato sul mercato la sua miscela gourmet anche già macinata, nel formato BARATTOLO DA 250g.

Il Barattolo è realizzato in bagna stagnata, sicuro e resistente. È dotato di una linguetta salva freschezza, con apertura facilitata. Infine, il tappo è finemente decorato, interamente realizzato in alluminio.

Ora non ti resta che provare il nostro Barattolo di macinato e scoprire la freschezza di un caffè composto da dodici origini gourmet tra le migliori al mondo (come il Colombia Supremo e il Jamaica Blue Mountain), a casa tua, come al bar!

Flat White, dalla Nuova Zelanda

Dalla Nuova Zelanda, la bevanda che ha rubato il post al cappuccino italiano: il Flat White

Come nasce questa bevanda? Perché è diventata famosa? Ecco alcune curiosità

Nasce negli anni ’70 in Nuova Zelanda da italiani espatriati; lentamente questa preparazione è arrivata in Australia ed è stata codificata con una vera e propria ricetta.

Principalmente all’estero quando si vuole un cappuccino si deve far attenzione a cosa si ordina perché ci sono ben tre preparazioni che fanno da principe:

  • Cappuccino Italiano – preparato, all’estero, con 1/3 d’espresso, 1/3 di latte e 1/3 di crema di latte
  • Latte Macchiato – definito solamente latte, preparato con doppio espresso e latte montato, viene utilizzato circa 1 cm di schiuma
  • Flat White – con un doppio espresso e latte

Come si prepara questa bevanda?

Bisogna premettere che dal punto di vista organolettico, questo “cappuccino all’inglese”, avendo al suo interno una doppia dose di caffè espresso presenta degli aromi e anche dei sapori provenienti da quest’ultimo e che naturalmente risultano intensificati.

La sua realizzazione avviene cominciando ad estrarre un caffè espresso doppio (50/60 ml) in maniera corretta e solo successivamente si può montare il latte, lasciandolo ad una consistenza semi-liquida.

Infine una regola imprescindibile per questa preparazione è una perfetta LATTE ART.

Per scoprire tutti i segreti ti invitiamo a leggere il nostro libro Cappuccino Italiano – Latte Art 

Caffè nel Mondo

La diffusione del caffè nel mondo avviene circa intorno la metà del ‘600. Più o meno la data fissata dagli studiosi è quella della cacciata dell’impero ottomano da Vienna, il 12 settembre 1683.

Fu un polacco di nome Kolschitzky a trovare i sacchi di caffè lasciati dopo la ritirata dai turchi e ad aprire una bottega di caffè. Inizialmente la bevanda non venne apprezzata ma bastò un po’ di miele e zucchero per farla amare dal popolo.

Il caffè nel mondo – da Re Sole a Napoleone, il caffè in Francia

Fu nel 1644 che il caffè venne commercializzato nella Francia dal Re Sole, arrivando sulle coste marsigliesi dove nel 1671 fu aperta la prima bottega del caffè. Successivamente vennero aperte botteghe anche a Lione, Tolosa, Bordeaux e Parigi per poi arrivare solo in seguito alla corte di Luigi XIV. Il Re Sole s’innamorò così tanto della bevanda tanto da diventarne un esperto preparatore.
La Francia rimase per molti anni appassionata di caffè tanto che anche Napoleone ne fu un vero amatore.

Il caffè nel mondo – In Svezia?!

La Svezia conobbe la diffusione del caffè sempre nel ‘700. Curiosa e affascinante è la diatriba che scaturì tra due gruppi di pensiero. Chi credeva alla superiorità del tè e chi il contrario. Tra questi vi era anche il sovrano Gustavo III di Svezia, fermamente convinto che la bevanda fosse una minaccia per la salute pubblica. Per dimostrare la sua posizione ordinò l’esecuzione di un esperimento medico. Questo fu effettuato su due gemelli identici che si trovavano in prigione in attesa della pena di morte. Entrambi, avrebbero salva la vita con la commutazione della pena in imprigionamento a vita se avessero accettato di bere ogni giorni, uno tre tazze di caffè, mentre l’altro tre tazze di tè. A monitorare i risultati dell’esperimento furono nominati due medici reali. L’esperimento non ebbe nessun esito poiché i due dottori designati morirono prima dei due prigionieri per cause naturali. I due gemelli vissero uno fino all’età di 83 anni e l’altro superò i 90 anni, tuttavia non si ha la data di morte certa. Da notare che il meno longevo era colui che beveva 3 tazze di tè al giorno. In Svezia, successivamente all’esperimento tuttavia furono attuati alcuni divieti nell’utilizzo della bevanda. Fu solo dopo l’abolizione dell’ultimo, avvenuto nel 1820, diviene molto popolare in tutto il paese, tanto da essere oggi, la nazione con il più alto tasso di consumo
di caffè pro-capite al mondo.

Il caffè nel mondo – In Italia

Il caffè espresso nasce nella prima metà del ‘900 in Italia, con più precisazione a Milano. La macchina per espresso fu inventata dal milanese Luigi Bezzera nel 1902. Il brevetto venne poi acquistato da Desiderio Pavoni nel 1902, fondando poi LA PAVONI. Il progetto della macchina per espresso prendeva il nome di “ideale” e consisteva in una macchina a sviluppo verticale. Il corpo centrale era una macchina a vapore con caldaia in ottone riscaldata e mantenuta in costante pressione da un fornello.

Il caffè prodotto da queste macchine era ben diverso da quello che conosciamo oggi come espresso, poiché fu solo grazie all’invenzione di Achille Gaggia del 1938 che usava al posto del vapore i pistoni. Quella di Gaggia fu la prima macchina per espresso a pressione. In Italia il caffè espresso è uno dei simboli del “made in italy”. È per questo che da oltre 60 anni la famiglia Bazzara s’impegna nella diffusione e conoscenza di questa bevanda, attraverso la pubblicazione di libri, come possono essere La filiera del Caffè e La Degustazione del Caffè oltre che la produzione di miscele, sia Arabica che Robusta, al fine di ideare la perfetta miscela che unisca gusto e cremosità così da ottenere un espresso senza eguali.

Il caffè e il cinema: Eduardo de Filippo

Il caffè è spesso rappresentato nei grandi classici della commedia all’italiana, passando da Mediterraneo di Gabriele Salvatores, Divorzio all’Italiana di Pietro Germi con Marcello Mastroianni fino ad arrivare al celebre monologo di Eduardo de Filippo in Questi Fantasmi del 1954

Sorseggiare un caffè, l’atto di mettere sul fuoco la caffettiera, il profumo emanato dal caffè appena estratto. Sono tutte azioni che non sono facili da rappresentare in una scena perché esprimono emozioni, sentimenti, tutti ben distinti e soprattutto tutti ben differenti in ogni spettatore.

I momenti conviviali con in mano una tazzina di caffè diventano così monologhi, attimi in cui il protagonista si racconta o racconta la propria esistenza, proprio come fa Eduardo de Filippo in Questi Fantasmi, un film del 1954 in cui è rappresentata una società italiana che non è proprio del tutto scomparsa.

Eccone un estratto:

“A noialtri  napoletani, toglierci questo poco di sfogo fuori al balcone… Io, per  esempio, a tutto rinunzierei tranne a questa tazzina di caffè, presa  tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell’oretta di sonno che  uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con mani.  Questa è una macchinetta per quattro tazze, ma se ne possono ricavare  pure sei, e se le tazze sono piccole pure otto per gli amici… il caffè  costa cosi’ caro… (Ascolta, poi) Mia moglie non mi onora queste cose  non le capisce E’ molto più giovane di me, sapete, e la nuova  generazione ha perduto queste abitudini cbe, secondo me, sotto un certo  punto di vista sono la poesia della vita; perché, oltre a farvi occupare  il tempo, vi danno pure una certa serenità di spirito. Neh, scusate chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso  zelo… con la stessa cura Capirete che, dovendo servire me stesso,  seguo le vere esperienze e non trascuro niente… Sul becco… lo vedete  il becco? (Prende la macchinetta in mano e indica il becco della  caffettiera) Qua, professore, dove guardate? Questo… (Ascolta) Vi  piace sempre di scherzare…. No, no… scherzate pure… Sul becco io  ci metto questo coppitello di carta… (Lo mostra) Pare niente, questo  coppitello ci ha la sua funzione… E già perché il fumo denso del  primo caffè che scorre, che poi e il più carico, non si disperde. Come  pure, professo’, prima di colare l’acqua, che bisogna farla bollire per  tre o quattro minuti, per lo meno, prima di colarla dicevo, nella parte  interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino  di polvere appena macinata piccolo segreto! In modo che, nel momento  della colata qua, in pieno bollore, già si aromatizza per conto suo.  Professo’ voi pure vi divertite qualche volta, perché, spesso, vi vedo  fare al vostro balcone a fare la stessa funzione. (Rimane in ascolto) E  io pure. Anzi, siccome, come vi ho detto, mia moglie non collabora, me  lo tosto da me… (Ascolta) Pure voi, professo’ ?…. E fate bene…  Perché, quella, poi, è la cosa più difficile: indovinare il punto giusto  di cottura, il colore… A manto di monaco….. Color manto di monaco. é  una grande soddisfazione ed evito pure di prendermi collera, perché se,  per una dannata combinazione, per una mossa sbagliata, sapete… ve  scappa ‘a mano o’ piezz’ ‘e coppa, s’aunisce a chello ‘e sotto, se  mmesca posa e ccafè… insomma, viene una zoza … siccome l’ho fatto  con le mie mani e nun m’ ‘a pozzo piglia’ cu nisciuno, mi convinco che è  buono e me lo bevo lo stesso. (II caffè ormai è pronto) Professo’, è  passato. (Versa il contenuto della macchinetta nella tazza e si dispone a  bere) State servito?… Grazie. (Beve) Caspita, chesto è cafè…  (Sentenzia) é ciucculata. Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice  un uomo: una tazzina presa tranquillamente qui fuori… con un  simpatico dirimpettaio…”

Per gustare un caffè dall’autentico gusto meridionale, prova il nostro GUSTOITALIANO, 100% Robusta di qualità, nel formato Moka da 250gr.

La storia del caffè

Dalla lontana Etiopia fino al porto vecchio di Trieste, passando per Papa Clemente VIII, la storia del caffè è lunga ed articolata.

Le origini del caffè risalgono circa al 900 d.c., quando nei primi scritti ritrovati sull’argomento, si riporta l’uso di questa sostanza come medicina. La vera storia del caffè comincia con un pastore etiope di nome Kaldi. Questo notando che il suo gregge era particolarmente attivo dopo aver ingerito delle bacche rosse, decise di assaggiarle. In poco tempo, i suoi effetti energetici si diffusero in tutta l’area. La prima piantagione di caffè si diffuse nello Yemen, per poi arrivare anche in Arabia ed Egitto.

La storia del caffè in Europa e nel mondo

Il caffè e la sua storia sono fortemente legati all’Italia. Già a partire dal 17° secolo (1617 circa per essere maggiormente precisi) i primi sacchi di caffè arrivarono a Venezia e a Napoli attraverso le rotte marittime. Il caffè non era solamente utilizzato come bevanda ma anche come rimedio medico. Prima di arrivare sulle coste italiane, la bevanda nervina era al centro del commercio della penisola araba, tanto che nella città di Mokka, la vendita dei chicchi neri ne creava il business principale. Rimase tale fino al 1720. Con l’espansione dell’impero ottomano, il caffè si diffuse in Asia minore, Siria, Egitto e nell’Europa sudorientale. Per il mondo islamico, il caffè divenne il nuovo vino, essendo questo assolutamente vietato dalla religione. I primissimi a vendere il caffè, togliendo il monopolio al governo arabo furono i commercianti olandesi.

Il caffè: Bevanda del Diavolo?

Il caffè è stato considerato per molti anni, nel mondo religioso, peccaminoso, la cosiddetta “bevanda del diavolo” a causa delle sue proprietà nervine. Tutto cambia quando lo stesso papa Clemente VIII decise di provarlo, prima di bandirlo come richiesto dall’intero clero. Ne rimase così ammaliato da recitare le seguenti parole:
“Il caffè è cosa buono che non va lasciato a Satana. Quindi battezziamolo!”

Il caffè a Trieste

Se prima il vero sbocco commerciale per il caffè era Venezia, oggi è la città di Trieste ad avere il primato, sopratutto per il grande numero di torrefazioni artigianali presenti. Tra questi possiamo citare la Bazzara Espresso che da oltre 60 anni produce caffè artigianale di qualità, oltre che a tramandare la cultura di questa bevanda nel mondo, attraverso la realizzazione di libri ed eventi caffeicoli, come può essere il Trieste Coffee Experts.

Yuanyang

Se in corea sono sempre di più le caffetterie che si lanciano nel mondo della Latte-art instagrammabile, ad Hong Kong viene ideata una bevanda che rappresenta la sintesi perfetta tra oriente ed occidente.

Hong Kong è da sempre considerata una città multiculturale, il connubio tra occidente (dove regna il caffè) ed oriente (la cui bevanda simbolo è il tè). È da questo dualismo che nasce lo YuanYang un drink estremamente in voga nella città asiatica.

Come si prepara lo YuanYang?

Gli ingredienti necessari sono:

250ml di acqua bollente
due cucchiaini di caffè 100% arabica (molto consigliato è il nostro DODICIGRANCRU)
una bustina di tè matcha
120ml di latte intero ed infine per dolcificare il tutto 30g di zucchero semolato.

Per cominciare la preparazione dello YuanYang bisogna far bollire per circa 5 minuti il latte con lo zucchero. Nello steso tempo, portare ad ebollizione in un secondo pentolino, il tè nero per circa 5 minuti. Una volta pronto l’infuso si può togliere la bustina e aggiungere il caffè macinato. Lasciar aromatizzare per alcuni minuti e aggiungere latte e zucchero caldi. È molto consigliato filtrare il composto prima di aggiungere il latte. Una volta che avete aggiunto tutti gli ingredienti, lo YuanYang è pronto per essere servito.

A piacere è possibile aggiungere delle sfere di tapioca.

Tutte le nuove anticipazioni sui temi trattati e sugli ospiti al Trieste Coffee Experts

Ecco la seconda parte delle anticipazioni degli interventi programmati per le giornate del Trieste Coffee Experts.

Tra le notizie “calde” in vista della manifestazione organizzata dai fratelli Bazzara, la presenza e l’intervento dell’illustrissimo Ambasciatore della Colombia in Italia, la dott.ssa Gloria Isabel Ramirez: “Colombia, sviluppo tra produttività sostenibile e qualità del caffe”, durante il quale verrà illustrato un quadro storico attuale della Colombia caffeicola, sotto il profilo dell’innalzamento della qualità del caffè negli ultimi anni.

Di seguito alcune anticipazioni sugli interventi dei rappresentanti di Centro Studi AssaggiatoriDemus e Ima Petroncini a Trieste Coffee Experts :

Luigi Odello (Centro Studi Assaggiatori) – “La sostenibilità sensoriale del caffè”

Sostanzialmente la sostenibilità sensoriale è direttamente correlata con il piacere e inversamente correlata con i limiti nella quantità di bevanda che possiamo assumere. In parole povere se un caffè è buono vorremmo berne quantità elevate. I cui limiti sono determinati dalla presenza di composti che oltre un certo quantitativo diventano nocivi. In poche bevande come il caffè si riscontra una così alta frequenza di casi in cui la qualità sensoriale è accompagnata da basse quantità di elementi fisiologicamente negativi, come la caffeina e gli acidi fenolici.

Ne abbiamo avuto conferma inserendo in un database quasi 600 campioni di caffè di 20 paesi del mondo profilati con membri dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè provenienti da 12 nazioni e valutati con il metodo Trialtest plus del Centro Studi Assaggiatori.

Dalle elaborazioni eseguite si evince che il piacere è innanzitutto correlato all’equilibrio gustativo e tattile e all’ampiezza del bouquet.

Sulla base di questa analisi, volgendo lo sguardo all’ampia offerta presente sul mercato, si può anche giungere all’individuazione di quanti, sabotando il piacere, riducono di fatto la sostenibilità sensoriale. Emergono sostanzialmente tre categorie: gli stupidi, i malfattori e i modaioli (più o meno arroganti).

Massimiliano Fabian (Demus) – “Dalla salute al piacere, non solo caffeina”

La caffeina se assunta in dosi eccessive può portare a effetti collaterali non piacevoli. Ed è quindi necessario diffondere le informazioni sulle dosi di assunzione giornaliere consigliate, tenendo conto che la caffeina è presente anche in altre bevande e alimenti. Ciò renderà il consumatore consapevole su quante tazze possa bere durante la giornata, magari alternandole col decaffeinato.

Il decaffeinato, oramai libero dai luoghi comuni che in passato rendevano il consumatore diffidente sulla qualità della bevanda, oltre a ridurre la dose giornaliera di caffeina, è una bevanda a ridotto contenuto di cere (se processato con determinati metodi) che rendono la bevanda meno irritante per lo stomaco e quindi più “digeribile”.

Svariati studi hanno dimostrato gli effetti benefici del caffè, non necessariamente correlati alla presenza di caffeina, a conferma che il consumo abituale di caffè è una sana abitudine da mantenere in assoluta sicurezza, grazie ai numerosi controlli analitici cui è sottoposto lungo tutta la filiera produttiva.

Roberto Pedini (Ima Petroncini) – “Il valore aggiunto dell’Industria 4.0 per le torrefazioni”

Macchine e servizi intelligenti studiati per analizzare i risultati, al fine di ottimizzare e standardizzare i processi produttivi. Sistemi interconnessi in grado di offrire all’utente un’esperienza personalizzata di creazione di valore lungo l’intera coffee chain.

Il caffè è conosciuto da tutti come bevanda da consumare abitualmente. Un rito quotidiano che si compie quasi in automatico per avere la carica necessaria derivante dalla caffeina e per godersi il caratteristico aroma

Il processo di torrefazione

Il processo di torrefazione costituisce una delle fasi fondamentali nella lavorazione dei chicchi di caffè. E’ la lavorazione che rende commestibile il “verde”.

Esistono due diverse operazioni di tostatura: quello artigianale e quello industriale. La maggiore differenza tra le due è nell’intensità del calore e nei tempi di tostatura.

La tostatura artigianale consiste nel sottoporre i chicchi a una fonte di calore che aumenta progressivamente fino a temperature oscillanti tra i 200 e 230°C per circa 12-15 minuti. Negli impianti tradizionali sono presenti generalmente delle tostatrici a tamburo rotante e a ciclo discontinuo dove il caffè ruota all’interno di un cilindro le cui pareti e l’interno sono attraversati da un corrente d’aria preriscaldata.

Negli impianti industriali invece il sistema a ciclo continuo consente, grazie alla sua rapidità, di ottimizzare i tempi di produzione e una perdita minore di peso da parte dei chicchi. Tuttavia, ciò non permette una corretta formazione degli aromi.

Nelle fasi di tostatura il caffè subisce importanti trasformazioni fisiche e chimiche. Tra i più importanti cambiamenti fisici che avvengono nel processo di formazioni abbiamo un 18/20% di diminuzione del peso. Ciò è dovuto all’evaporazione dell’acqua e di molte sostanze organolettiche. Inoltre il chicco tostato subisce un rigonfiamento a causa della pressione di gas che si formano al suo interno.

Per quanto riguarda le modificazioni chimiche invece queste vertono alla riduzione di alcuni componenti come possono essere gli zuccheri, l’acqua (questa diminuisce di quasi 10 volte), gli acidi clorogenici e le trigonelline (meno quantità è presente e più è digeribile il futuro espresso)

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