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La cantata del caffè di Bach

Nel XVIII secolo a Vienna il caffè era di uso quotidiano, sia dal gentil sesso che dai galantuomini che erano soliti riunirsi per parlare d’arte, politica e musica.

Fu proprio questo consumo ad ispirare Johann Sebastian Bach a comporre nel 1732 la Cantata del caffè. Il titolo della cantata in realtà è un altro: Schweigt stille, plaudert nicht (Fate silenzio, non chiacchierate). Fu scritta sul libretto di Picander per essere eseguita al caffè Zimmerman di Vienna.
La Cantata del caffè è una cantata profonda, che a va a testimoniare ancora una volta l’impegno del compositore verso la cultura della socievolezza e dell’intrattenimento. Di carattere umoristico la cantata parla di un padre, il signor Schlendrian, soprannominato tran-tran, preoccupato per la figlia, ossessionata per la nera bevanda.
Il caffè arrivò infatti a Vienna nel XVII secolo con i turchi. Divenne una moda nel 1683 quando l’impero ottomano lasciò la città (e anche i suoi sacchi di caffè). A Vienna questa nuova moda non fu accettata subito poiché andava a far diretta concorrenza alla birra, i cui introiti arrivavano direttamente nelle casse delle autorità
locali.
La Cantata del caffè continua in modo umoristico con una serie di minacce e promesse tra padre e figlia che non ha intenzione di abbandonare il caffè! L’opera si conclude con un lieto fine e una frase profetica: “proprio come un gatto non smette mai di prendere un topo, le ragazze non smetteranno mai di bere caffè”.

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